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Questa iniziativa verrà avviata al raggiungimento del numero minimo di partecipanti. Se sei interessato contattaci (vai alla sezione contatti): ti aggiungeremo a quanti ne hanno già fatto richiesta e ti faremo sapere le date del week-end.

Presentazione

Capita a molti che prima o poi nella vita ci si accorga che qualcosa non torna: forse ci si sta occupando di cose poco interessanti o si ha la sensazione di essere fuori strada. E' un disagio che può essere tenuto a bada oppure sfuggire completamente di mano, pervadendo le proprie giornate con un senso di insoddisfazione e di incompiutezza ingestibili.

Alcuni, quelli più riflessivi e in contatto con se stessi, possono arrivare a chiedersi: Cosa ci faccio qui, in questo lavoro, tra questa gente? Altri, ancora più profondi, possono generalizzare la domanda e chiedersi: Perché mi alzo la mattina, cosa dovrei fare, dove sta andando la mia vita?

Sono domande che si sono poste le migliori menti della storia dell’umanità e certo non pretendiamo di trovare risposte esaustive con questo week-end esperienziale, ma possiamo perlomeno avviare una riflessione in chi non l’ha ancora iniziata o arricchire quella di chi già da tempo si pone la questione. Eppoi, alla fine, possiamo tutti concordare su un fatto: visto che siamo qui, cerchiamo di starci meglio che possiamo.

Un grande psicologo del passato, Abraham Maslow, pose in cima alla sua famosa piramide dei bisogni umani la realizzazione di sé, l’obiettivo quindi più alto che l’uomo può perseguire nel corso della sua vita, una sorta di chiave della felicità. Ma occorre prima aver capito cosa siamo chiamati a realizzare: qual è il nostro compito, quale il nostro “talento”?

Il discorso sul talento attrae e fa paura al tempo stesso… L'immagine più frequente è quella del grande campione sportivo, del genio della matematica o del sorprendente artista, il che vorrebbe dire che il talento è raro e riservato solo a poche fortunate persone. Ma è davvero così? Che ne è allora di quanti vanno dicendo che tutti abbiamo dei talenti?

Per venirne a capo occorre anzitutto chiarire cosa è il talento: una prestazione o un atteggiamento? Noi propendiamo per la seconda possibilità che, libera da qualsivoglia misurazione e confronto, è quella che spinge ciascuno di noi a dare il meglio di se stesso, sia che si tratti di scoprire una cura contro il cancro che di fare una torta per i propri cari.

Il week-end propone dunque un viaggio alla scoperta di se stessi e delle proprie uniche e irripetibili qualità. Dopo la scoperta c'è la realizzazione: come posso impiegare i miei talenti?

Il percorso che proponiamo muove da queste premesse: non siamo qui per soffrire o espiare una qualche presunta colpa. Siamo qui per stare possibilmente bene, il che non significa tanto sfruttare le possibili situazioni favorevoli, quanto contribuire a crearne, per sé e per gli altri, in uno scambio spontaneo e vantaggioso per tutti. La vita come gioco a somma maggiore di zero, quindi, dove potenzialmente tutti possono vincere. Dietro una simile visione della vita ci sono teorie come quelle dei sistemi complessi, delle catastrofi, dei giochi, ma anche la convinzione della natura intrinsecamente buona degli uomini, la certezza di talenti in ciascuno di noi, la possibilità di valorizzarli anche se non sono eclatanti ma paiono secondari, inutili, banali. Abbiamo tutti un bisogno di competenza (la Self-determination Theory di Ryan e Deci) che ci spinge a sperimentare ed esprimere le nostre capacità. E' vero, la realtà ci rimanda che non sempre questo è possibile e comunque non è mai facile. Il week-end si focalizza anche su questo e dà delle "linee-guida" su come muoversi nella complessa rete della vita, in un procedere dove ragione ed emozione, logica e intuito si alleano per andare verso una buona ragione per vivere: restituire il proprio dono.

Locandina
Programma e costi
Scoperta del talento (locandina).pdf [447.38 KB]
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Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l'arrivare
(Tiziano Terzani)

 

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In fila alla cassa

Capita che, in fila alla cassa di un supermercato o al bar mentre si sorseggia un caffè, seduti nella sala d'attesa del dottore o nell'autobus mentre si va al lavoro, si ascoltino discorsi su questioni grandi e piccole della vita e del mondo. Si tratta per lo più di frasi fatte e slogan, di giudizi spesso sommari e netti, di conclusioni affrettate su temi che meriterebbero un altro livello di conoscenza e preparazione, ma che riescono sorprendentemente a trovare il consenso di molti. Colti alla sprovvista dal loquace interlocutore, di solito non si replica ma può succedere che andandosene ci si senta addosso uno strano senso di disagio, quello di chi nel suo piccolo non ne ha di queste certezze assolute e sospetta che le cose siano un po' più complesse...

 

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