Home   /  Corea del Nord e dintorni

Entro al supermercato a passo svelto, superando una coppia di anziani che incede con passo incerto verso la porta scorrevole: voglio fare in fretta, non amo per niente questo tipo di ambiente. In meno di cinque minuti prendo quel che serve e, dopo un paio di pericolosi slalom, raggiungo le casse. C’è fila, purtroppo bisogna fermarsi.

Un tipo sulla cinquantina, un paio di persone davanti a me, sta chiacchierando animatamente con quello che sta ancora più avanti, sembra una cosa importante:

-          … e ‘sto matto di… com’è che si chiama? Ah, Kim… Kim qualcosa. Insomma ‘sto pupazzo più largo che lungo continua a lanciare bombe a destra e sinistra, come fossero caramelle! Ma che vuol fare?, che spera di ottenere?

-          Intanto è riuscito a tenere sotto scacco persino l’America!

-          Senti, Trump è un coglione ma sta sicuro che se la Corea esagera Trump la spiana, te lo dico io! E secondo me farebbe bene… Di idioti travestiti da dittatori ce ne sono già stati e hanno fatto tutti una brutta fine, ma a quanto pare non si impara mai la lezione…

Tutti noi ascoltiamo, d’altronde non si potrebbe fare diversamente. Noto che gli altri annuiscono e mi viene in mente che tutti, davvero tutti noi di questa parte di mondo, diamo per assodato che Kim sia un dittatore spregiudicato che sta mettendo a repentaglio la pace mondiale senza alcuna valida ragione. In altre parole, lui è il cattivo e noi i buoni. I due continuano:

-          E l’Onu che sta facendo? Non serve a niente, te lo dico io! Putin, la Cina… Stanno tutti a guardare, hanno certo degli interessi in ballo!

-          Ma hai sentito? Un terremoto, l’ultimo test nucleare ha provocato un vero e proprio terremoto! Ma come si fa?!

-          Già… La bomba atomica vuol fare, fregandosene di ogni avvertimento! Ma poi, perché ce l’ha tanto coi giapponesi?

Finalmente pagano e se ne vanno. Dopo un po’ sono fuori anch’io e mi accorgo di sentirmi a disagio.

Credo che la maggior parte della gente che suo malgrado ha ascoltato stia ora già pensando ad altro, non io purtroppo. Mi chiedo il perché di questo disagio… È come se qualcosa non mi tornasse di quel discorso, ma sono restato in silenzio e quindi è come se gli avessi dato ragione. Kim il dittatore folle, Trump Putin e la Cina, la bomba atomica, l’Onu…

In realtà so qualcosa sull’argomento. Per esempio che la Corea (tutta) ha un passato di dominazioni straniere la cui ultima, quella giapponese dal 1905 al 1945, è stata particolarmente feroce. So che i coreani hanno lottato strenuamente per cacciarli, peccato che all’indomani della fine della guerra mondiale gli americani a sud e i sovietici a nord abbiano pensato bene di occupare di fatto la penisola spaccandola in due. So che i coreani del nord, tra cui il nonno dell’attuale leader, hanno sempre voluto un paese unito ma non saprei dire chi, tra loro e quelli del sud che sembrano volere la stessa cosa, abbia davvero ragione. Fatto sta che nel ’50 c’è stata un’altra guerra con quasi 3 milioni di morti (metà civili) e sembra chiaro che a nessuno dei grandi (USA, Cina e Russia) freghi niente dei coreani ma che li abbiano sempre “usati” come pedine sacrificabili in nome di più grandi disegni geopolitici.

Per il resto siamo tutti d’accordo che Kim Jong-un sta sbagliando a fare quel che fa e che le cose potrebbero mettersi davvero male per tutti, ma dovremmo altresì essere quantomeno perplessi su almeno un paio di questioni: l’Onu e la bomba atomica. L’Onu non è un organismo rappresentativo dei popoli del mondo né ha una struttura democratica. È paradossale che proprio la più grande organizzazione mondiale composta da 193 delle 196 nazioni riconosciute della Terra abbia un consiglio composto da 15 membri di cui 5 permanenti con diritto di veto. I cinque sono, come noto, le cosiddette “potenze vincitrici” dell’ultima guerra mondiale: Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia. Gli altri 10 membri sono scelti a rotazione fra tutti gli altri e restano in carica solo 2 anni. Di fatto, quindi, i cinque hanno un potere straordinariamente più grande di quello di tutti gli altri e la domanda che ci si dovrebbe fare è: perché? Cosa c’entra l’aver vinto la guerra con il potere che si sono arrogati in seno ad una organizzazione che dovrebbe fare gli interessi di tutti? E poi, con quale criterio è stato stabilito che fossero loro i vincitori? E se l’Onu non è democratica né rappresentativa, perché rispettare le sue deliberazioni?

Non è difficile documentarsi e scoprire che i vincitori della II guerra mondiale non sono cinque ma molti di più, visto che il sistema di alleanze comprendeva Stati come Australia, Canada, India, Belgio, Danimarca, Grecia, Jugoslavia, Norvegia, Cecoslovacchia e altri ancora il cui contributo in termini di costi umani fu spesso assai superiore a quello di Usa, Gran Bretagna e Francia. Altri paesi come Estonia, Lettonia, Lituania, Etiopia, Filippine, Birmania, Indocina, Malesia e Polonia sostennero una feroce lotta contro l’invasore e non furono da meno in termini di sacrificio. Se è vero che gli Usa sostennero le spese economiche maggiori, non altrettanto si può dire per gli altri quattro (la Gran Bretagna fu interamente finanziata dagli americani) e se vogliamo parlare di numero di morti dei vincitori scopriamo che in rapporto alla popolazione il maggior prezzo l’hanno pagato, oltre a Cina e Unione Sovietica, anche Polonia, paesi baltici (poi inglobati dall’URSS), Jugoslavia, Albania, Paesi Bassi, Cecoslovacchia. La Francia, per esempio, ha avuto circa 13,4 morti ogni 1000 abitanti, molto meno della Polonia che ne ha avuti 161,6. Si tratta in entrambi i casi di paesi invasi dai nazisti che hanno poi combattuto per liberarsene, eppure hanno poi ottenuto trattamenti assai diversi in sede di riconoscimento internazionale. Insomma, a fare i conti della serva si ottiene che a fronte di 560mila francesi morti, di 365mila inglesi e 413mila statunitensi ci sono 5milioni e 600mila polacchi, 1milione e 500mila indiani e 1milione e 200mila slavi. Quindi, qual è stato il criterio per stabilire i vincitori? Ma non è nemmeno questo il punto, che invece è: se l’Onu vuol essere davvero sovranazionale non può permettersi di riproporre la stessa logica che ha portato alla guerra. Non stupisce quindi che ci sia chi se ne freghi bellamente delle sue risoluzioni e agisca per conto proprio senza alcun mandato, come spesso hanno fatto proprio i cinque o come tentano di fare certi altri come la Corea del Nord.

La seconda questione riguarda l’atomica. Siamo certo tutti d’accordo sul fatto che è bene impedire a Kim di dotarsene, ma che dire allora di tutti gli altri? Ce l’hanno già Stati Uniti, Russia, Cina, India, Pakistan, Francia, Gran Bretagna e Israele e i primi sono gli unici che l’hanno usata sterminando decine di migliaia di persone in un attimo: da che pulpito arriva la predica? Ci spaventiamo (giustamente) dei test e terremoti che provoca la Corea, ma che dire degli oltre mille test fatti dagli Usa o dei 200 fatti dai francesi? Questi ultimi hanno reso inabilitabili amene isole del Pacifico di cui potevano disporre in virtù di un colonialismo che è altra questione su cui ci sarebbe molto da dire. Molti non sanno che diversi paesi (tra cui l’Italia) che non hanno una propria bomba atomica, ne ospitano comunque decine fornite dagli Usa e che insospettabili altri (es. Svezia, Svizzera, Corea del Sud) hanno avuto dei loro programmi di arricchimento dell’uranio per scopi bellici.

A quanto pare le cose sono un poco più complesse di come ce le presentano i media e di come le riassumiamo nelle nostre chiacchiere da bar. Sarebbe bello che il cattivo fosse solo Kim e noi i buoni che cercano di salvare il mondo, ma temo che le cose non stiano esattamente così… 

 

10 settembre 2017

Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l'arrivare
(Tiziano Terzani)

 

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In fila alla cassa

Capita che, in fila alla cassa di un supermercato o al bar mentre si sorseggia un caffè, seduti nella sala d'attesa del dottore o nell'autobus mentre si va al lavoro, si ascoltino discorsi su questioni grandi e piccole della vita e del mondo. Si tratta per lo più di frasi fatte e slogan, di giudizi spesso sommari e netti, di conclusioni affrettate su temi che meriterebbero un altro livello di conoscenza e preparazione, ma che riescono sorprendentemente a trovare il consenso di molti. Colti alla sprovvista dal loquace interlocutore, di solito non si replica ma può succedere che andandosene ci si senta addosso uno strano senso di disagio, quello di chi nel suo piccolo non ne ha di queste certezze assolute e sospetta che le cose siano un po' più complesse...

 

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