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Thomas e Silvia, AUCC

Anni fa lessi una massima secondo cui la fortuna: è quando la preparazione incontra un’opportunità.
Thomas non era d’accordo. Lui era più da vecchia scuola e mi citò Boccaccio che definisce la fortuna come una forza che muove il mondo, cieca e casuale con cui l’umanità è costretta a misurarsi e che è assolutamente in grado di abbattere il progetto umano in qualsiasi momento.
La tensione era palpabile: Silvia mi scrutava cercando di infondermi coraggio e comprensione verso un marito facilmente irritabile che vantando una grandissima conoscenza della letteratura e della storia, sparava spesso a zero con fare capzioso fiero delle reazioni che solitamente otteneva.
Decisi che era il momento giusto per alzare la posta e forte dei recenti studi fatti, citai Umberto Eco: scrittore e filosofo che il mio professore di gnoseologia aveva innumerevoli volte nominato per sostenere quello e quell’altro. “Si nasce sempre sotto il segno zodiacale sbagliato e stare al mondo in modo dignitoso, vuol dire correggere giorno dopo giorno il proprio oroscopo”.
Thomas mi guardò privo di espressione. Furono secondi molto lunghi in cui mi interrogai circa il mio azzardo.
Poi sorrise e guardando la moglie ironizzò sulla sua data di nascita.
Fu in quell’esatto istante che capii di piacergli, di poter restare a parlare con lui, di esser entrato nella sua storia, nella sua vita. Così ne approfittai.
- “Mi dica di lei”
- “Ho sempre amato viaggiare, vedere posti nuovi, conoscere gente. Sono il classico lupo solitario. Un’anima che ama le persone solo guardandole da lontano, da fuori. Non ho mai fatto parte di un gruppo, mai vantato tanti amici, mai fatto sport di squadra.
Per qualche tempo ho sofferto questa realtà, ma quando essere ciò che sono mi ha permesso di conoscere mia moglie, ho cambiato idea.”
- “Da quanto siete sposati?”
Domanda scomoda. Thomas non era un asso con le date e lo capii quando il suo sguardo vitreo tornò a scrutarmi in un silenzio monastico.
- “A Settembre saranno quarantadue anni” Rispose Silvia. – “Abbiamo tre splendidi figli e due nipoti.”
Dei nonni.
Lei mi raccontò che passava la maggior parte della settimana da sola visto che Thomas, camionista, era sempre via per lavoro. Oggi in Toscana, domani a Reggio Emilia e così via.
- “Mi capita anche di andare all’estero sai? In quelle occasioni guido anche dodici ore di fila ma non dormo in camion. I sedili non sono comodi come sembra, la schiena alla lunga ne risente.”
Ormai la tensione la percepivo solo io.
Quella sensazione di dover dire necessariamente la cosa giusta e che al minimo errore, ogni passo fatto diventa un calcio nel sedere che ti invita ad andartene.
La rigidità di quell’uomo mi ricordava quella di mio nonno materno: una brava persona ma con delle regole ferree da lui dettate, che non prevedono sgarri.
O sei dentro, o sei fuori. O è bianco, o è nero.
Sono sempre stato bravo nel capire le persone, diciamo che saper leggere le situazioni mi ha aiutato tanto negli anni ad affrontare e superare ostacoli anche importanti.
Volevo sapere di più di Thomas. Volevo uscire dai confini entro cui mi aveva arginato con regole non scritte e in cui probabilmente aveva rinchiuso decine di persone prima di me.
- “Sento che ha un tono di voce duro, arrabbiato.”
- “Al mio posto te non lo avresti?”
- “Non lo so, non sono al suo posto, me lo spieghi lei”

Silvia mi guardò implorandomi con lo sguardo di non azzardare oltre. Il gelo era tornato nella stanza ed ero nuovamente sotto il severo giudizio di quell’uomo che continuava a studiarmi con gli occhi.
- “Si sono arrabbiato, sono incazzato nero. Non potrò più viaggiare, non potrò più guidare il mio camion, non ci so stare in casa.”
- “Ci sono altre cose che può fare Thomas, la vita è piena di attimi meravigliosi”
Replicai.
- “Non c’è più niente di bello. Non c’è più un cazzo da fare.”
Forse fu merito della citazione di Umberto Eco, forse il fatto che avevo deciso di togliere gli orecchini o forse Thomas aveva solo bisogno di qualcuno che oltraggiasse le sue regole, sta di fatto che la tensione scomparve. Il clima glaciale che fino a poco prima regnava nella stanza si era sciolto diventando acqua.
Lacrime.
Quelle della moglie che si era convinta troppo a lungo di non avere il diritto di star male.
- “Mi dica di lei Silvia, anche per lei è tutto solo grigio?”
Il nodo in gola di quella donna era visibile a occhio nudo tanto era forte. Una piccola vena le si era disegnata nella fronte e il poco trucco con cui aveva contornato gli occhi non aveva retto ed ora camminava libero lungo le guance.
- “Io volevo andare al mare Thomas. Volevo andare al mare con te e i nipoti. Vederli giocare con la sabbia, mangiare un gelato tutti insieme e passeggiare al tramonto.”
Non dimenticherò mai il modo in cui lui guardò lei dopo quelle parole.
Un uomo innamorato da tutta la vita di una sola persona, che in un solo istante si rende conto di avere un nuovo obiettivo, un nuovo progetto.
La prese per mano, annuì, le asciugò le lacrime, ed io uscii dalla stanza con un’immensa voglia di crollare. Volevo strillare inveire imprecare, volevo piangere e lasciarmi travolgere da un dolore che per me era del tutto nuovo. L’impotenza più struggente, l’incapacità di cambiare davvero le cose, la consapevolezza di non avere un ruolo in quel gioco dalle regole così rigide.
Ero esausto e quello non era più il mio posto nonostante vi fossero ancora molte stanze.
Adesso dovevano esserci solo Thomas e Silvia.
Solo Thomas e Silvia.

Quattro giorni dopo Thomas si spense.
L’immunoterapia che fino ad una settimana prima sembrava essere la scelta più adatta per combattere il suo cancro ai polmoni non era riuscita a vincere contro la malattia e ora c’era solo Silvia.

Ho imparato tanto da lui, da loro e una delle cose più importanti che mi sono portato via da quella stanza di ospedale in quel caldo pomeriggio di Giugno, è che al mare ci sono andati nell’esatto momento in cui li ho salutati. Un uomo che anche se atterrito dall’incertezza del domani, trova la forza di fare una promessa a sua moglie e, con le sue possibilità, di mantenerla.

Cos’è dunque la fortuna?

 

Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l'arrivare
(Tiziano Terzani)

 

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In fila alla cassa

Capita che, in fila alla cassa di un supermercato o al bar mentre si sorseggia un caffè, seduti nella sala d'attesa del dottore o nell'autobus mentre si va al lavoro, si ascoltino discorsi su questioni grandi e piccole della vita e del mondo. Si tratta per lo più di frasi fatte e slogan, di giudizi spesso sommari e netti, di conclusioni affrettate su temi che meriterebbero un altro livello di conoscenza e preparazione, ma che riescono sorprendentemente a trovare il consenso di molti. Colti alla sprovvista dal loquace interlocutore, di solito non si replica ma può succedere che andandosene ci si senta addosso uno strano senso di disagio, quello di chi nel suo piccolo non ne ha di queste certezze assolute e sospetta che le cose siano un po' più complesse...

 

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