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Destino e potere

“La tua vita dipende da te!”: suona nuova come frase? Non tanto, in verità. È una di quelle affermazioni a effetto in cui è facile imbattersi leggendo certi libri di auto-motivazione, un proclama ripetuto da taluni guru in ogni occasione, specie per chiudere un qualche mirabolante sermone. Ma se come slogan è buono per impressionare la platea, la verità è che non tutto dipende da noi: abbiamo un potere, ma anche forti limiti. Senza scomodare la diagnosi di delirio di onnipotenza, una persona che credesse che la sua vita dipende completamente da lui, cioè da quel che fa, da come lo fa, dalle proprie decisioni e pensieri, sarebbe come Atlante condannato da Zeus a sorreggere l’intera volta celeste. È pur vero che è tutt’ora in corso un fertile dibattito – anche scientifico – sul come la realtà sia una proiezione del nostro mondo interiore e possa quindi essere manipolata, ma siamo alle battute iniziali ed è probabile che ci vorrà qualche altro millennio per venirne a capo. Nel frattempo, dobbiamo constatare che c’è chi nasce storpio e chi muore dopo un giorno, chi cresce in zone di guerra e chi in famiglie talmente disfunzionali da far sorgere il sospetto che abbiano stipulato una lucrosa convenzione con l’Ordine degli Psicologi. Ci sono cioè variabili genetiche e circostanze ambientali che non favoriscono affatto la contemplazione del proprio mondo interiore o la partecipazione alle conferenze di Anthony Robbins, semmai la lettura di un manuale di sopravvivenza. Molta gente, la gran parte direi, non è semplicemente nelle condizioni di potersi occupare di certe cose ed è stretta tra limiti ed emergenze che fanno la differenza tra restare un giorno in più o uno in meno su questo pianeta.

Affermare “la tua vita dipende da te”, più che un incoraggiamento sembra un’accusa, dal momento che presuppone che se non sei dove vorresti essere, se non ti senti realizzato e i giorni negativi sovrastano quelli positivi, è colpa tua: non credi abbastanza in te stesso e nella tua capacità di piegare il destino. L’anatema “dipende da te!” batte forte in testa e ti fa sentire piccolo così, ti invita a raggiungere l’angolo di chi non ha coraggio, sul capo il cappello dell’asino con su scritto “non ci riesco”. Non è un messaggio di speranza, non è un principio educativo. Non se messo in questi termini e tantomeno se pronunciato da qualcuno che, apparentemente, ce l’ha fatta proprio grazie a una convinzione del genere. Quante storie del genere abbiamo sentito? Gente che è partita dal niente ed è diventata importante, persone che hanno trovato l’amore e la realizzazione applicando semplicemente la famigerata “legge dell’attrazione” (famigerata perché tanto nota quanto male interpretata nella sua reale funzione), individui che “ci hanno creduto” e non hanno mollato fino a risolvere le proprie disgrazie, a superare limiti ritenuti invalicabili, a cambiare destini che sembravano scritti.

Se però si ha la pazienza di ascoltare attentamente queste storie, non è difficile scorgere qualche piccolo ma decisivo dettaglio che spiega meglio come certuni riescono in tanto. Si scopre di circostanze fortuite, di incontri illuminanti, di aiuti inaspettati. Di favorevoli periodi di transizione economica e politica, di progressi scientifici arrivati proprio in quel momento, di incredibili coincidenze che quelle sì, paiono davvero scritte. Senza con questo nulla togliere ai meriti dei protagonisti, che però non sono quelli di aver creato qualcosa dal nulla ma di aver avuto il coraggio di credere di poter creare: gli arnesi e le materie prime erano già tutte lì.

Ecco quindi che quel “la tua vita dipende da te” andrebbe un poco modificato, spiegato: quel che fai dipende da te, nel senso che la vita ti mette a disposizione delle cose – compreso un tempo – e tu hai la responsabilità di quello che ne farai (o non ne farai). Talvolta queste “dotazioni” sono così misere o fugaci che per quanto le maneggi non vien fuori granché, ma è pur vero che poco è meglio di niente ed è altrettanto vero che quasi sempre possiamo molto più di quello che crediamo.

La vita non sempre è fortunata, non si parte tutti dalla stessa linea e allo stesso momento, non sono atleti di simile forza quelli che si aggiustano sui blocchi di partenza. Per dire che ognuno ha la sua storia e non vige una regola generale per cui tutti, volendo, potranno vincere. Non a quel gioco, non con quelle regole. Il potere che abbiamo, estremamente variabile da persona a persona, è precisamente quello di chiamarci fuori e trovare la nostra strada, unica e irripetibile, e sempre che la vita ci dia abbastanza tempo e risorse per farlo. Se c’è quindi un dito puntato è verso chi di noi, pur illuminato da circostanze favorevoli e possibilità di riuscita, non fa abbastanza per dare senso alla propria vita, senza rendersi conto dell’incredibile sperpero di felicità che sta causando a tutti, non solo a se stesso. In altre parole, pur nei limiti sopra ricordati, molti di noi possono fare più di quel che fanno per risolvere i propri problemi, possono imparare a guardarli con occhi diversi, possono trasformare la realtà nel senso di interpretarla in modi nuovi, dare significato ai rovesci. Anche se evitare un simile impegno attribuendo all’esterno la responsabilità di quel che ci capita è sport mondiale, anche se il ripetere a tutti, compresi se stessi, di non potere nulla, di essere vittime di questo e quello, di essere sfortunati perché il destino ce l’ha con noi ci offre vantaggi assai comodi, dobbiamo ricordarci che al contempo ci svuota della consapevolezza, del potere e del senso del vivere, trasformandoci in meri ingranaggi che, una volta difettosi, vanno semplicemente sostituiti. Si dice “tutti importanti, nessuno indispensabile”, ma quell’unicità e irripetibilità che ci caratterizza induce a pensare diversamente: “tutti importanti, nessuno sostituibile”, volendo dire che non ci sarà mai più uno come me. Facciamo in modo che non sia poco.

Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l'arrivare
(Tiziano Terzani)

 

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In fila alla cassa

Capita che, in fila alla cassa di un supermercato o al bar mentre si sorseggia un caffè, seduti nella sala d'attesa del dottore o nell'autobus mentre si va al lavoro, si ascoltino discorsi su questioni grandi e piccole della vita e del mondo. Si tratta per lo più di frasi fatte e slogan, di giudizi spesso sommari e netti, di conclusioni affrettate su temi che meriterebbero un altro livello di conoscenza e preparazione, ma che riescono sorprendentemente a trovare il consenso di molti. Colti alla sprovvista dal loquace interlocutore, di solito non si replica ma può succedere che andandosene ci si senta addosso uno strano senso di disagio, quello di chi nel suo piccolo non ne ha di queste certezze assolute e sospetta che le cose siano un po' più complesse...

 

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