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Chernobyl: la natura ringrazia

Reduce dalla visione della miniserie-tv Chernobyl, che ho avuto modo di vedere grazie alla quarantena, fra le tante suggestioni che mi sono rimaste addosso c’è quella di come ha reagito la natura dopo il disastro. Ricordo bene quei giorni perché ero già adulto e, in servizio di leva, durante l’addestramento bisognava buttarsi a terra per fare il famigerato “passo del leopardo”: col divieto che c’era di mangiare la verdura a causa della nube giunta anche in Italia, quel toccare a mani nude l’erba bagnata dalla rugiada del mattino un po’ mi inquietava. Fatto sta che negli anni mi sono chiesto che fine avessero fatto gli animali e le piante di Chernobyl, immaginando territori desolati tipo Hiroshima dove non cresceva più nulla. Invece no. Su internet abbondano notizie, video e foto su come se la passa bene la natura in quel luogo dal quale sono scappati gli umani. Molti studi confermano che la gran parte delle specie animali si sono adattate sopravvivendo e anzi prosperando, grazie a quanto pare alla assenza umana. Anche nella centrale nucleare di Fukushima Daichii, gravemente danneggiata dal triplice disastro nucleare del marzo 2011, le cose stanno andando allo stesso modo: l’uomo se ne va ed ecco arrivare la natura. Gli studi chiariscono che a proliferare sono le specie, non necessariamente i singoli animali, riguardo ai quali non si sa tutto: quanto in effetti vivono e come, se hanno anomali genetiche e quali. Di alcuni si sa, di molti altri no. Ma è un fatto che si moltiplicano e che evidentemente trovano cibo commestibile, in zone in cui un essere umano si ammalerebbe gravemente fino a morirne.

Ora, la riflessione non è tanto sull’analisi di questi dati che lascio volentieri agli scienziati; non è sul come gli animali e ancor più le piante riescono a proliferare anche con le radiazioni, ma sul fatto che non ci riescono affatto quando ci siamo di mezzo noi. Ecco, quello che mi colpisce è che il loro vero problema, il nemico numero uno dal quale devono guardarsi anche quando non siamo armati di fucile, siamo noi, col nostro stile di vita e la nostra incredibile capacità di alterare (in peggio) qualsiasi ecosistema nel quale ci insediamo. Quello che mi resta è che la natura ha più problemi con noi che con le temibili radiazioni, perché è certo che se oggi potessimo riabitare i luoghi di Chernobyl e Fukushima molti di loro sparirebbero. E mi resta in ultimo una considerazione: ai tempi del disastro nucleare sovietico si temeva fortemente la terza guerra mondiale, nucleare appunto.

MLX

Il senso della ricerca sta nel cammino fatto e non nella meta; il fine del viaggiare è il viaggiare stesso e non l'arrivare
(Tiziano Terzani)

 

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In fila alla cassa

Capita che, in fila alla cassa di un supermercato o al bar mentre si sorseggia un caffè, seduti nella sala d'attesa del dottore o nell'autobus mentre si va al lavoro, si ascoltino discorsi su questioni grandi e piccole della vita e del mondo. Si tratta per lo più di frasi fatte e slogan, di giudizi spesso sommari e netti, di conclusioni affrettate su temi che meriterebbero un altro livello di conoscenza e preparazione, ma che riescono sorprendentemente a trovare il consenso di molti. Colti alla sprovvista dal loquace interlocutore, di solito non si replica ma può succedere che andandosene ci si senta addosso uno strano senso di disagio, quello di chi nel suo piccolo non ne ha di queste certezze assolute e sospetta che le cose siano un po' più complesse...

 

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